Le Valchirie tra mito è leggenda.

Le Valchirie nella mitologia norrena sono le donne guerriere, divinità bellissime al servizio di Odino.

Nell’arte moderna le Valchirie sono dipinte come bellissime ragazze armate di lance, elmi con chiome lunghissime ed in groppa a cavalli alati ò lupi, ma nell’inglese antico”walkirie horse” erano sinonimo di lupo.
Dal momento che le loro cavalcature erano proprio dei lupi, la valchiria stessa appariva simile ad un

Corvo che planava sopra i campi di battaglia per scegliere i corpi dei guerrieri più valorosi.

Così, i branchi di lupi e i corvi che ripulivano un campo dopo una battaglia vennero visti come mezzo per la scelta degli eroi.
Infatti lo scopo delle valchirie era quello di scegliere i più eroici tra i caduti e portarli al cospetto di Odino attraverso gli inferi, dove questi sarebbero stati scelti per combattere al fianco del dio durante il Ragnarok.

Uno dei più famosi miti riguardanti queste donne guerriere e selvagge è quello di Brunilde e Sigfrido.
Brunilde Era una delle più belle Valkirie della mitologia nordica, ma era anche la più testarda ed orgogliosa e con attitudine alla disobbedienza.
La Valchiria ha il duplice volto della furia della tigre in combattimento e la grazia del cigno bianco (uccello solare per eccellenza). Ella è colei che non mollerà mai,la perla di Odino: i due elementi contrastanti che danno vita allo stereotipo della guerriera indomita e pura allo stesso tempo. appartenenti alla schiera di Odino. In particolare, il loro compito è quello di seguire in battaglia i soldati più valorosi destinati a cadere, così da poter poi accompagnare i loro spiriti nel Walhalla, la fortezza-paradiso dei guerrieri – in cui, acquisito il nome di Einherjar, continueranno ad esercitarsi nell’uso delle armi per combattere a fianco di Odino nel giorno del Ragnarok, la battaglia finale fra le forze del bene e quelle del male.

Secolarizzata, la figura della Valchiria vive sul crinale che separa ironia e ammirazione, combattuta fra la bellezza delle forme che evoca e la scarsa femminilità della sua vocazione mitica.

— Arconte

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